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L’ennesima decisione della Corte di Cassazione in tema di responsabilità ex art. 2051 codice civile. L’Ordinanza n. 6407 del 1° aprile 2016.

L’art. 2051 del codice civile disciplina la responsabilità per le cose in custodia stabilendo che: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

La vicenda.

La sig.ra E. R. entra in un negozio della F. moda S.r.l. ed a causa di un gradino non adeguatamente segnalato cade. Cita quindi in giudizio la predetta società  per ottenere il risarcimento del danno lamentato. La Società  chiama a sua volta in causa la propria Compagnia assicuratrice e chiede il rigetto gradino_zps09bff3b3della domanda. La Compagnia si costituisce e chiede anch’essa il rigetto della domanda. Il Tribunale, dopo l’espletamento della prova testimoniale e della CTU medica, respinge la domanda. La sig.ra E. R. propone appello, che viene altresì respinto dalla Corte di Appello ed a questo punto la Sig.ra E. R. ricorre in Cassazione, lamentando da un lato, l’erronea applicazione dell’art. 2051 cod. civ. e, dall’altro, l’omessa, insufficiente, contradditoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

La decisione della Corte di Cassazione.

Il Giudice relatore rileva che il ricorso può essere trattato in Camera di Consiglio, posto che appare già destinato ad essere rigettato, e la Corte decide con Ordinanza sulla base delle indicazioni del predetto Giudice.

Tralasciando le ragioni del rigetto del secondo motivo del ricorso, ritenuto inammissibile per ragioni procedurali, soffermiamoci su quelle del motivo concernente la lamentata erronea applicazione dell’art. 2051 cod. civ.

Osserva il Giudice relatore che: “ (…) La giurisprudenza di questa Corte ha riconosciuto che, ai fini di cui all’art. 2051 cod. civ., il caso fortuito può essere integrato anche dalla colpa del danneggiato, poiché la pericolosità della cosa impone un obbligo massimo di cautela, proprio in quanto il pericolo è altamente prevedibile. E tale prevedibilità con l’ordinaria diligenza è sufficiente ad escludere la responsabilità del custode anche ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. (sentenze 22 ottobre 2013, n. 23919, e 20 gennaio 2014, n. 999, e 13 gennaio 2015, n. 287).
A tale principio si è correttamente attenuta la Corte d’appello, la quale ha avuto cura di precisare che, nella specie, il dislivello era lieve, il gradino era largo circa un metro ed era presente anche una guida antiscivolo, sicché la caduta della R. doveva essere imputata ad un suo difetto di attenzione nell’affrontare il gradino che aveva determinato la caduta (…)”.

Di tal che la Corte – nonostante la memoria depositata dalla ricorrente avverso la predetta relazione – rigetta il ricorso della Sig.ra E.R. assumendo che: “(…) A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni, precisando che le osservazioni critiche contenute nella citata memoria non valgono a superare il contenuto della relazione, risolvendosi in parte nella ripetizione di argomenti già proposti e, quanto al resto, nel tentativo di sollecitare questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito (…)”.

Tutto risolto ? Tutto chiaro ?

In realtà ogni caso è un caso a sé. E generalizzare le decisioni della Suprema Corte serve a ben poco.
Dalle decisioni della Corte si possono trarre argomenti e spunti di riflessione da utilizzare per meglio assolvere gli obblighi ed i doveri derivanti dalle responsabilità che gravano su chi svolge una qualsiasi attività economica in particolare in ambito commerciale.cassazione

In fondo, solo poco tempo addietro, era stata la stessa Corte che – quella volta con Sentenza – aveva ben espresso le problematiche legate all’applicabilità dell’art. 2051, esprimendosi in tal modo:

(…) La tormentata elaborazione dei principi giuridici che governano la materia della responsabilità per danni cagionati da cose in custodia, ex art. 2051 c.c., è approdata, nella giurisprudenza di legittimità, alle seguenti affermazioni:

– la responsabilità prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento; la responsabilità prescinde, altresì, dall’accertamento della pericolosità della cosa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l’insorgenza di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato – con effetto liberatorio totale o parziale – anche dal fatto del danneggiato, avente un’efficacia causale idonea a interrompere del tutto il nesso causale tra cosa ed evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del pregiudizio (Cass. civ. 7 aprile 2010, n. 3229; Cass. civ. 19 febbraio 2008, n. 4279; Cass. civ. 5 dicembre 2003, n. 28811);

– la radicale oggettivazione dell’ipotesi normativa, insita nella prospettiva adottata, che rende più congruo parlare di rischio da custodia (piuttosto che di colpa nella custodia) e di presunzione di responsabilità (piuttosto che di colpa presunta), comporta che la responsabilità in questione non esige, per essere affermata, un’attività o una condotta colposa del custode, di talché, in definitiva, il custode negligente non risponde in modo diverso dal custode perito e prudente, se la cosa ha provocato danni a terzi (Cass. civ. 19 febbraio 2008, n. 4279);

– posto che funzione della norma è quella di imputare la responsabilità a chi, traendo profitto dalla cosa, si trova nelle condizioni e di doverne sopportare gli incommoda e di controllarne i rischi, deve considerarsi custode chi di fatto ne governa le modalità d’uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario;

– ove vi sia rapporto di custodia, la responsabilità ex art. 2051 c.c., è esclusa, come si diceva innanzi, solamente dal caso fortuito, che è qualificazione incidente sul nesso causale e non sull’elemento psicologico dell’illecito, e che individua un fattore riconducibile a un elemento esterno, avente ì caratteri dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità (confr. Cass. civ. 7 luglio 2010, n. 16029; Cass. civ. 19 febbraio 2008, n. 4279; Cass. civ. 6 luglio 2006, n. 15384);

– al danneggiato compete provare l’esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l’evento lesivo: più nello specifico, ricordato che la responsabilità presunta per danni da cose in custodia è configurabile anche con riferimento ad elementi accessori, pertinenze inerti e qualsivoglia altro fattore che, a prescindere dalla sua intrinseca dannosità o pericolosità, venga a interferire nella fruizione del bene da parte dell’utente, la prova che il danneggiato deve dare, anche a mezzo di presunzioni, consiste nella dimostrazione del verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia; spetta invece al custode provare l’esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo a interrompere quel nesso causale (confr. Cass. civ. 19 maggio 2011, n. 11016; Cass. civ. 2 febbraio 2007, n. 2308) (…)”.

Ed ha concluso, cassando la sentenza impugnata e rinviandola al Giudice competente, enunciando il principio di diritto al quale attenersi:

“(…) la responsabilità ex art. 2051 c.c., per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo; perché essa possa, in concreto, configurarsi è sufficiente che l’attore dimostri il verificarsi dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene, salvo la prova del fortuito, incombente sul custode (…)” (Corte di Cassazione – Sez. III Civile -Sentenza 10860 del 28.06.2012).

E’ di tutta evidenza che il problema della responsabilità per le cose in custodia è un tema complesso, che deve essere sempre tenuto a mente nella gestione di strutture commerciali nelle quali il perimetro della qualità dei servizi da erogare non può prescindere dai rischi insiti nell’attività stessa, posto che l’ipotesi del danno causato ad un cliente e della conseguente responsabilità civile del commerciante per danni verificatisi nei punti vendita è, ormai da tempo, sempre più  frequente.

E la valutazione dei rischi necessita di una attenzione specifica, che va sempre attualizzata e contestualizzata. I rischi che le aziende devono individuare, non sono solo quelli da valutare obbligatoriamente sulla base dell’articolo 28 del Decreto Legislativo 81/08,  ma vanno posti in relazione allo specifico contesto in cui si possono verificare.

Il  rischio del danno cagionato da cose in custodia è uno di questi.

Per non parlare dei danni ai dipendenti. Ma di questo, ad una altra occasione.

 

 

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