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La polizza di responsabilità civile di amministratori, sindaci e direttori generali e l’obbligo di tenere indenne l’assicurato delle spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato. La Sentenza n.667/2016 del 18.1.2016 Sezione Terza Civile.

L’art. 1917 del codice civile (Assicurazione della responsabilità civile) dispone:

Nell’assicurazione della responsabilità civile l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi.

L’assicuratore ha facoltà, previa comunicazione all’assicurato, di pagare direttamente al terzo danneggiato l’indennità dovuta, ed è obbligato al pagamento diretto se l’assicurato lo richiede.

Le spese sostenute per resistere all’azione del danneggiato contro l’assicurato sono a carico dell’assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse.

L’assicurato, convenuto dal danneggiato, può chiamare in causa l’assicuratore.

La vicenda.

Nell’ottobre/novembre 2003 la Procura ed il GIP di Brindisi instauravano un procedimento penale notificando la relativa informazione di garanzia, nonché decreto di perquisizione personale e locale all’Amministratore Delegato, al Direttore Ingegneria e sviluppo ed al Direttore acquisti e appalti della società per azioni E. Il procedimento penale si era poi concluso con l’archiviazione.

La Società E. formulava, conseguentemente, richiesta di indennizzo alle proprie Compagnie di Assicurazione per l’importo di €.1.360.425,00, concernente il rimborso delle spese legali sostenute per il collegio difensivo dei propri dirigenti ed amministratori nel predetto procedimento penale, sulla base della polizza di responsabilità civile di amministratori, sindaci e direttori generali, denunciando il sinistro al Broker, quale intermediario delle Compagnie assicuratrici.

Queste opponevano che il sinistro denunciato non rientrava nell’ipotesi di rischio   assicurato.

La società E. conveniva, quindi, in giudizio le Compagnie assicuratrici ed il Tribunale di Milano, rilevata l’inoperatività della garanzia  in  relazione al  sinistro  verificatosi,  respingeva la domanda.

Il  Tribunale, in particolare, rammentava che  il  concetto  di responsabilità civile prevede che sia addebitabile ad un soggetto un comportamento  che  procura  un danno  a  terzi, anche  in ipotesi di danno a seguito di un comportamento rilevante penalmente, e  che  la responsabilità civile non può prescindere dall’esistenza di un danno e di un danneggiato che lo voglia ristorato.  E si soffermava sulle specifiche garanzie di polizza, rilevando come le stesse richiedessero, per l’integrazione della fattispecie contrattuale coperta da assicurazione in ipotesi di procedimento penale, che  questo  fosse stato  intrapreso  a  seguito di una denuncia o querela, previsione ritenuta confacente al concetto di responsabilità civile, per  il quale  la  garanzia  è correlata alla circostanza che un soggetto richiede di essere risarcito di un danno patrimoniale ricevuto a seguito di un illecito.

All’esito del giudizio di primo grado, la Società E. proponeva impugnazione e la Corte di appello di Milano – con sentenza dell’aprile 2012 – ribaltava la decisione del Tribunale, accogliendo la domanda e condannando le Compagnie a prestare la garanzia assicurativa ed a versare l’importo richiesto, oltre interessi e spese legali di entrambi i gradi.

In sostanza, la Corte di appello rilevava che il contenuto della polizza assicurativa non poteva essere interpretato solo sulla base dell’intestazione della stessa – “polizza di responsabilità civile di  amministratori, sindaci e direttori generali” -, bensì sulla base del contenuto complessivo del contratto, posto che la polizza prevedeva ipotesi distinte e separate, che non potevano  ricondursi  tutte alla richiesta di risarcimento danni da parte di un terzo, poiché, oltre questa ipotesi, erano previsti il procedimento civile, il procedimento penale ed il procedimento amministrativo, facendo così assumere alla polizza un significato ed una portata di carattere generale, “volta a coprire qualsiasi  danno derivante da uno qualsiasi dei procedimenti menzionati“. Ed a conferma della propria tesi indicava le clausole contrattuali che prevedevano che i danni coperti dalla polizza stessa  erano quelli  corrisposti ai propri assicurati (amministratori) e non ad un terzo soggetto, e che la garanzia per il procedimento penale comprendeva anche l’ipotesi di quello iniziato d’ufficio.

A questo punto erano le Compagnie assicuratrici a presentare ricorso e la Corte di Cassazione capovolgeva, nuovamente, la decisione, cassando la sentenza della Corte di appello e rigettando, con decisione nel merito, l’appello proposto dalla società E.

La decisione della Corte di Cassazione.

La Corte censura il ragionamento del Giudice dell’appello.

In particolare la Corte rammenta che: ”(…) L’assicurazione  della responsabilità civile è disciplinata,  nella previsione  codicistica, dall’art. 1917 c.c., i  cui  commi 1  e 3, regolano la  prestazione  complessiva dell’assicuratore,  che  forma oggetto di due distinte obbligazioni, di cui una principale e l’altra accessoria.

Ed aggiunge: “(…) l’obbligazione principale (che può definirsi tale in quanto corrispondente all’essenza del contratto) è prevista dal comma primo e concerne la rifusione, da parte dell’assicuratore, di tutto quanto l’assicurato debba pagare al terzo danneggiato. L’obbligazione accessoria, prevista dal comma terzo, trova il  suo necessario  presupposto, nella obbligazione principale, ma ha un oggetto  diverso perché  riguarda il   rimborso, da  parte dell’assicuratore  (ed  entro  limiti  prestabiliti),  delle spese sostenute dall’assicurato per resistere all’azione del danneggiato. Ora, la ratio di quest’ultima disposizione va individuata nel perseguimento  di  un  risultato  utile  ad  entrambe  le parti, assicuratore ed assicurato, mirando a tutelarne la sfera giuridico  – patrimoniale dalla domanda risarcitoria del terzo ed esaurendo la sua funzione  nei  limiti in cui si tratta di tenere indenne l’assicurato delle spese sostenute per resistere all’azione civile del danneggiato. Dunque il rischio di sostenere spese di resistenza è un danno, se pure di natura accessoria, e forma anch’esso oggetto di copertura assicurativa per il quale sussiste, come per il danno derivante dal rischio garantito in via principale, il dovere dell’assicurato di “fare quanto gli è possibile” per evitarlo o diminuirlo, secondo la previsione di cui all’art. 1914 c.c., comma 1 (…)”

Nel caso di specie, rileva la Corte, “(…) l’individuazione del rischio assicurato dalla polizza oggetto del ricorso è stata effettuata dalla Corte d’appello in violazione della struttura dell’assicurazione per la  responsabilità civile come delineata dall’art. 1917 c.c., e della riconosciuta natura accessoria del rimborso delle spese di resistenza e con la illogica conclusione che i danni coperti dalla polizza stipulata dalla E. per la responsabilità degli amministratori e dirigenti sono i danni risarciti ai propri assicurati (amministratori ecc….) e non ad un terzo soggetto, e che le spese legali sono dovute anche nell’ipotesi in  cui  non  siano  connesse  con una preventiva  richiesta  di risarcimento del danno.

Al contrario, specifica la Corte, (…) la definizione di sinistro assicurato come delineata dall’art. 2, comma 15, della polizza porta ad individuare, in linea con la nozione giuridica di assicurazione per la  responsabilità civile di cui all’art. 1917 c.c., ogni richiesta di risarcimento del danno avanzata da un terzo per iscritto, un procedimento civile, un procedimento penale intrapreso mediante denuncia o querela, un procedimento amministrativo intrapreso con provvedimento formale nei confronti di un assicurato in conseguenza di un atto dannoso.

Per cui, secondo la Corte, “(…) E’ chiaro il riferimento della polizza assicurativa ad un danno a terzi procurato dall’attività degli assicurati  – amministratori, sindaci  e direttori  generali della  società  –  danno  che per l’attività penalmente rilevante richiede che il procedimento penale sia iniziato con denuncia o querela, con chiaro riferimento a un terzo danneggiato che sollecita l’azione penale.

Ed evidenzia, la Corte, la contraddittorietà del ragionamento del Giudice dell’appello allorché (…) Da una parte (…) riconosce che per azionare la garanzia assicurativa vi è la necessità che dal comportamento degli amministratori e direttori generali sia derivato un danno a terzi e dall’altra, in  presenza di una previsione che indica comprese nel danno le spese di resistenza, illogicamente afferma che le spese  di resistenza sono dovute comunque, anche in ipotesi come nella specie in cui non vi è alcuna richiesta di risarcimento nei confronti degli amministratori, di sindaci e direttori generali della società, senza alcuna costituzione di  parte civile nel processo penale iniziato d’ufficio e conclusosi con l’archiviazione (…)”.

Tutto chiaro ?

Ciò che caratterizza il caso esaminato non è tanto il merito della vicenda. E, tutto sommato, neppure il triplo salto mortale delle decisioni. In fondo, neppure la durata dell’intero procedimento può destare qualche scalpore. Tre gradi di giudizio comportano di per sé la possibilità di un radicale mutamento tra la prima e l’ultima sentenza e richiedono tempo.

Ai nostri fini il tratto emblematico è la possibilità di interpretare in modo difforme – se non addirittura opposto – le stesse clausole di polizza. Con tutto ciò che questa circostanza comporta per coloro che si accingono a stipulare questo tipo di polizza – responsabilità civile di  amministratori, sindaci e direttori generali – o per coloro che vorrebbero verificare quale tipo di garanzie la polizza, in ipotesi già in essere, effettivamente prevede.

In effetti diverse polizze di responsabilità civile degli amministratori e sindaci sono diffuse sul mercato assicurativo italiano da tempo. Ciò nonostante risultano ancora oggi un prodotto alquanto complicato, per certi versi un prodotto che ai non addetti ai lavori pare affetto da bizantinismi  che non ne facilitano l’immediata comprensione.

In generale la polizza in questione dovrebbe tenere indenni gli amministratori, i sindaci, i direttori generali e i dirigenti con deleghe specifiche, dalle perdite economiche nell’ipotesi di richieste risarcitorie presentate in conseguenza di omissioni, errori, negligenze o atti illeciti commessi nello svolgimento delle proprie funzioni e dovrebbe tutelarne il patrimonio personale e garantire la copertura delle spese di assistenza legale.

Le problematiche, tuttavia, sono le più varie.

Ad esempio: individuare la circostanza idonea a determinare l’esistenza di un sinistro, ovvero come e quando e con quali specifiche modalità denunciare il sinistro – in relazione, in particolare, alla validità temporale della polizza (regime effettivo claims made) -, focalizzare le modalità di gestione del sinistro (nomina del legale, transazioni, informazioni alla e consenso della compagnia), e quelle di rinnovo della polizza, inquadrare le effettive garanzie (vedi il caso in oggetto) e le esclusioni dalle garanzie; sono tutti elementi non sempre di facile soluzione.

Certo, in generale questo tipo di polizza opera allorché sia stata inoltrata una richiesta di risarcimento da parte di un terzo, ovvero qualora sia stata ricevuta una informazione di garanzia o comunque notificata l’apertura di un procedimento penale che abbia comportato la necessità della nomina di un difensore.

Ma, come abbiamo sopra visto, le cose non si possono mai dare per scontate ed anzi, se le interpretazioni contrastanti si sprecano, è opportuno ed oculato cercare di evitare qualsiasi fraintendimento.

Allorché, infatti, all’amministratore o al dirigente viene contestato il mancato rispetto dei propri doveri, la conseguenza di una azione legale diventa probabile. Del resto, il ruolo di amministratore di società – ma lo stesso vale per i dirigenti – presuppone competenze, responsabilità, obblighi, di varia natura e la riforma del diritto societario ha introdotto responsabilità specifiche per gli Organi di gestione e di controllo delle società, quali – appunto – Amministratori, Sindaci, Direttori generali, Dirigenti.

E se da un lato le richieste di risarcimento per danni formulate nei confronti di amministratori e sindaci di società possono raggiungere importi considerevoli, dall’altro, anche la sola anticipazione delle spese legali (come emerge dalla sentenza in commento), visti i tempi e le modalità dei giudizi, può risultare estremamente onerosa.

In questo quadro l’offerta delle specifiche polizze, nel corso degli anni, si è sviluppata e diversificata.

Ma, anche in questo caso, come è ovvio, l’efficacia di una polizza (anche in termini di trasparenza ed economicità) si misura in relazione alle specifiche esigenze. E non basta.

Se, infatti, anche la polizza di responsabilità civile degli amministratori – come in generale qualsiasi polizza – necessita di una attenzione che va sempre attualizzata e contestualizzata in relazione alla situazione, occorre, poi, essere in grado di gestirla in tutti i suoi aspetti e momenti, cercando di evitare gli inconvenienti sempre in agguato.

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